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Ophrys L.
Genere fissato da Linneo nel 1737, dal
nome derivante dal greco "sopracciglio", forse perché questi fiori
venivano utilizzati per ricavarne tinture per sopracciglia e capelli
(come riferisce Plinio), o forse per la forma dei tepali interni, che
in alcune specie si presentano stretti e allungati, simili appunto a
sopracciglia. Sembra che gli antichi greci usassero questo termine per
designare l'intera famiglia delle Orchidacee.
Inquadramento:sono state
descritte più di un centinaio di specie europee (DELFORGE, 1994,
arriva ad elencarne 142, divise in 16 gruppi). Per quanto riguarda il
numero di entità presenti in Italia, dalle 10 specie riportate in
FIORI (1923-25) e le 14 (più una decina di sottospecie) in PIGNATTI
(1982),siamo passati negli ultimi anni ha 25 è in DEL PRETE e TOSI
(1988), a 39 in LIVERANI (1991) e infine ben 56 in DELFORGE (1994),
senza contare i ranghi inferiori. Bastano questi dati per dare un'idea
della gran complessità tassonomica delle Ofridi: sicuramente l'estrema
specializzazione riproduttiva, che lega ogni entità a precise specie
di insetti impollinatori, è uno dei fattori di speciazione più
energici, perché, quando si espande un nuovo ambiente, un'entità si
può facilmente trovare nelle condizioni di adattare la sua morfologia
in senso più favorevole al proprio successo riproduttivo. E questo può
benissimo accadere, anche perché tutte le Ofridi hanno notevole
plasticità genetica e producono ibridi, che spesso sono fertili e a
loro volta si possono reincrociare con altre entità (sempre però
all'interno del genere, essendo impossibili ibridi intergenerici,
anche con le Serapias, che geneticamente sono le più vicine).
Molte specie sono così d'origine ibridogena e introgressiva, molte
sono le forme intermedie e tantissimi gli ibridi: si possono capire
quindi le enormi difficoltà incontrate da chi ha cercato di dare una
sistemazione organica a questo genere, a partire dal NELSON (1962)
fino agli autori più recenti. Oggi gli studi si indirizzano
soprattutto su basi citologiche e biometriche, il che presumibilmente
porterà o all'individuazione di nuove specie o, forse più
probabilmente, a raggruppare entità attualmente considerate specifiche
in conseguenza di differenze morfologiche. Senza volere entrare nel
merito, seguiremo nel nostro lavoro una classificazione basata sulle
specie comunemente accettate, con accenni ad altre entità più
controverse che in ogni caso riguardano il nostro territorio.
Distribuzione: Ophrys è un
genere euromediterraneo, ma - a parte Ophrys insectifera, il
cui areale è più centro europeo - comprende orchidee diffuse
prevalentemente nei paesi mediterranei.
Ecologia: il poliformismo delle
Ophrys è enorme, basti pensare che i fiori possono apparire
diversi nella forma e nel colore, non solo all'interno di una medesima
popolazione, ma sulla stessa pianta. Non rare sono inoltre le anomalie
cromatiche e morfologiche, che normalmente non portano ad un successo
riproduttivo, in quanto il fiore così modificato rischia di non essere
"riconosciuto" dagli abituali pronubi.
Del tutto particolare è il meccanismo di
richiamo dell'insetto messo in atto dalle Ofridi, risultato di una
lunghissima evoluzione parallela tra questi fiori privi di nettare ed
alcuni imenotteri (per lo più sfecidi, apidi e vespidi) sempre di
sesso maschile: essi sono attratti sul fiore non con l'offerta di
nutrimento, ma per un richiamo di tipo sessuale. Ogni specie d'Ophrys,
infatti, ha il labello conformato in modo tale da simulare l'addome
della femmina di un ben preciso insetto, e, per rendere ancora più
perfetto l'inganno, il fiore e emana un "odore" del tutto simile ai
ferormoni emessi dalla femmina quando giunge il momento
dell'accoppiamento; sembrerebbero importanti anche gli stimoli tattili
legati alla pelosità del labello. Succede spesso, inoltre, che la
femmina dell'insetto raggiunga la maturità sessuale in un periodo
sfatato (successivo) rispetto all'antesi dell'orchidea, per cui questa
eviterebbe anche ogni forma di competizione dannosa. Il maschio, così
richiamato, si posa sul fiore e cerca di accoppiarsi (pseudocopula),
caricandosi involontariamente delle masse polliniche. Successivamente
visiterà e quindi impollinerà un nuovo fiore, lasciandosi nuovamente
ingannare; alcuni curiosi esperimenti (DELFORGE e TYTECA, 1984) hanno
dimostrato che insetti maschi messi di fronte alla scelta di
accoppiarsi con femmine della propria specie o con un fiore di Ofride,
abbiano in maggioranza preferito quest'ultima (potenza di una mimesi
ingannevole!). Questa modalità riproduttiva è stata definita
argutamente "impollinazione entomofila da miraggio" (CELLI, 1985).
Darwin stesso non era riuscito a spiegarsi come potessero dei fiori
privi di nettare attirare gli insetti, e solo agli inizi di questo
secolo un magistrato francese, scienziato dilettante, tale Pouyanne,
ne intuì il processo. Inizialmente non fu preso sul serio dai botanici
ufficiali; la conferma definitiva della validità di tale intuizione si
è avuta solo anni dopo, con le fondamentali esperienze sugli insetti
impollinatori di KULLEMBERG (1956).
L'ibridazione è un fenomeno comunissimo
tra le Ofridi. Recenti studi tedeschi hanno accertato ben 177 ibridi
europei, ma se ne scoprono continuamente di nuovi (la specie più
"promiscua" sembra essere Ophrys tenthredinifera). Alcuni
ibridi sono abbastanza comuni, altri rarissimi, anche se le specie
parentali convivono numerose. La causa può essere ricercata - più che
in barriere genetiche, molto labili all'interno del genere - nel
diverso comportamento degli insetti impollinatori. È questo il caso ad
esempio d'Ophrys x pseudofusca, ibrido fra Ophrys fusca
e Ophrys sphegodes: l'impollinazione incrociata può realizzarsi
solo se l'insetto compie una serie di errori in precisa sequenza, in
quanto normalmente esso visita Ophrys sphegodes tenendo la
regione cefalica rivolta verso il ginostemio, mentre su Ophrys
fusca si posa in posizione contraria, con il risultato di ricevere
il polline rispettivamente sul capo o sull'addome e di rendere in tal
modo problematico il contatto fra polline e stigma sui fiori delle due
specie (ROSSI, 1989). La rilevanza di questa diversa modalità di
impollinazione ha determinato tra l'altro la suddivisione di tutte le
Ophrys in due grandi sezioni: quelle ad impollinazione
addominale (Pseudophrys: gruppi fusca-lutea e omegaifera)
e quelle ad impollinazione cefalica (Euophrys: tutti gli altri
gruppi).
In ogni caso è da porre l'accento
sull'importanza dei pronubi per la microevoluzione dei popolamenti
locali, in quanto favoriscono la selezione di particolari caratteri
morfologici rispetto ad altri meno attraenti per gli insetti stessi:
in alcuni casi questo può rappresentare l'inizio del processo di
speciazione.
Caratteri distintivi del genere:
-
due tuberi tondeggianti - oblunghi,
peduncolati;
-
piante generalmente esili, con fusto
eretto;
-
foglie per lo più riunite in rosetta
basale, verde-glauco e con evidenti striature, le cauline bratteiformi
verso l'alto;
-
brattee lunghe e fogliacee;
-
infiorescenza con pochi fiori,
relativamente grandi;
-
tepali generalmente aperti;
-
labello vellutato e bruno, più o meno
scuro, con macchie glabre e lucide (specchio), a forma d'addome
d'insetto; a volte sono presenti due protuberanze basali (gibbe) e
un'appendice terminale (apicolo);
-
ginostemio allungato in un connettivo di
varia foggia;
-
retinacoli divisi, con masse polliniche
ognuna avvolta in una borsicola;
-
sperone assente;
-
ovario sessile e contorto.
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